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Irene Lombardi

ConTatto

Un laboratorio di movimento ispirato alla Contact Improvisation, dove il corpo diventa strumento di ascolto, relazione e fiducia. Attraverso il contatto, il peso condiviso e l’improvvisazione, i partecipanti esploreranno nuove possibilità di incontro, riflettendo sul dialogo tra persone, natura e spazio.

“Il mio lavoro sul corpo si sviluppa intorno ai principi della Contact Improvisation, una danza nata negli anni ’70 grazie a Steve Paxton. Le linee guida di questa disciplina improvvisata sono il contatto fisico, la consapevolezza dei propri punti di forza e fragilità, la condivisione di peso, il lavoro sulla fiducia e sulla caduta. Si tratta di una danza che porta all’unione, alla condivisione e alla messa in discussione delle proprie sicurezze (fisiche ed emotive) per andare incontro all’altro. Vivere nello spazio che c’è fra me e te diventa occasione per esplorare nuove possibilità di movimento e pone le basi per una convivenza pacifica nonostante le proprie differenze e sporgenze.

Oltre a questo lavoro sul corpo, ne porto avanti un’altro sulla scenografia industriale, in occasione di una mia residenza artistica presso il Museo del Novecento e Le Murate Art District di Firenze.
Si tratta di una ricerca sul funzionamento, la cooperazione e la convivenza dei sistemi artificiali e naturali. Tubature idrauliche, radici di alberi arbusti, rete di cavi elettrici e micelio sono la struttura sotterranea dove vegetale, umano, animato e inanimato si sovrappongono per formare un unico organismo diffuso. Un corpo senza centro, fatto di connessioni, flussi, adattamenti. Questa condizione non viene intesa come perdita o alterazione negativa, ma come una possibilità di ripensare le relazioni tra le specie, di convivenza pacifica, rispetto e cura. La mia ricerca si muove dentro questa trama. Osserva i canali che permettono a questo organismo di esistere, di resistere, di funzionare. Cerca di dare visibilità a questa mappa nascosta e si interroga sul suo equilibrio instabile e sulla sua fragile forza. Cosa accade quando un corpo entra in uno spazio e prova ad adattarsi? Lo spazio, a sua volta, si modifica? Quali movimenti, gesti nascono da questo incontro, da questa negoziazione continua? Forse è proprio lì, in quella zona di tensione e compromesso, che qualcosa prende forma.”